One Piece nasconde un messaggio politico preciso: cosa ha davvero costruito Oda in 30 anni

Eiichiro Oda, il creatore di One Piece, sembra avere idee politiche piuttosto precise — e le ha disseminate ovunque nella sua opera. Quella serie che segui da anni, che ti ha fatto piangere almeno una volta, nasconde sotto battaglie epiche e frutti del diavolo una critica sociale feroce e coerente al potere, all’ingiustizia e al sistema. Non è un caso. È una scelta deliberata, costruita vignetta dopo vignetta nel corso di trent’anni.

Il governo corrotto e la rivoluzione popolare nel cuore di One Piece

Partiamo dall’elemento più evidente: l’intera trama di One Piece ruota attorno a un gruppo che sfida il potere costituito. I Mugiwara non girano il mondo solo in cerca di tesori — si scontrano continuamente con governi corrotti, dittatori spietati e sistemi marciti dall’interno. Ogni saga racconta, in modo diverso, la stessa storia: il popolo oppresso che si ribella a chi detiene il potere in modo ingiusto. Crocodile ad Alabasta, Doflamingo a Dressrosa, Orochi a Wano: ogni grande villain è una metafora del potere che schiaccia i più deboli per il proprio tornaconto. Oda non lo sussurra — lo urla attraverso ogni vignetta. Il messaggio è cristallino: se un governo non serve gli interessi del popolo, va rovesciato.

La bandiera di Che Guevara nello studio di Oda: una scelta politica precisa

La conferma più clamorosa arriva da un dettaglio biografico: nel suo studio, Eiichiro Oda tiene una bandiera di Che Guevara, il rivoluzionario argentino diventato icona globale della lotta contro l’oppressione. Non è un vezzo estetico. È una scelta consapevole, di un autore che sa perfettamente cosa appende alle pareti del luogo in cui costruisce la sua opera. Non a caso, nel manga compare anche un parallelismo esplicito con il personaggio di Caribou, che richiama visivamente proprio quell’iconografia rivoluzionaria. Tutto torna, tutto è coerente.

Franky funziona a Cola: la critica al capitalismo più brillante del manga giapponese

Se pensavi che Oda si fermasse alla politica spicciola, preparati a ricrederti. Uno dei messaggi più sottili e geniali dell’intera serie riguarda Franky, il cyborg dei Mugiwara. Franky non funziona a benzina né a elettricità: funziona a Cola, la bevanda che più di ogni altra rappresenta il capitalismo globale e la cultura consumistica americana. C’è poi una scena in cui Franky prova diverse bevande dal frigo — acqua, succo di frutta, alternative “sane” — e nessuna lo fa funzionare. Solo la Cola lo porta a piena potenza. Il messaggio è duplice: la Cola va bene per le macchine, non per gli esseri umani. Un colpo al consumismo e uno alla salute pubblica, tutto condensato in poche vignette.

One Piece ti ha sempre fatto sospettare che Oda avesse un'agenda politica?
Sì lo sapevo già
No sono sconvolto
L'avevo intuito vagamente
Me ne frego della politica

Wano, l’ecologismo e i diritti civili: One Piece come manifesto ideologico

Wano è forse l’arco narrativo più esplicito sul piano ambientale: Orochi distrugge sistematicamente il paese con le sue fabbriche, avvelenando fiumi, aria e persone. È una critica all’industrializzazione selvaggia e allo sfruttamento delle risorse naturali che difficilmente può essere fraintesa. Sul fronte dell’inclusività, Oda ha costruito personaggi come Mr. 2 Bon Clay e Emporio Ivankov, figure apertamente legate a tematiche di genere e identità, trattate non come macchiette ma come personaggi complessi, con spessore e dignità narrativa. In un medium come il manga shonen, è una scelta coraggiosa.

  • Critica alla dittatura: Crocodile, Doflamingo, Orochi come metafore del potere oppressivo
  • Critica al capitalismo: Franky e la Cola come simbolo del consumismo
  • Ecologismo: la devastazione industriale di Wano
  • Inclusività: Mr. 2 Bon Clay e Ivankov come personaggi di spessore
  • Difesa dei più deboli: i Mugiwara come forza popolare e rivoluzionaria

Oda è davvero un comunista? La domanda che One Piece ti costringe a farti

La domanda vera non è se Oda sia o meno un comunista in senso stretto. La domanda è se riesci ancora a guardare One Piece allo stesso modo dopo aver letto tutto questo. Probabilmente no — e forse è proprio questo il punto. In trent’anni, Oda ha costruito un’opera monumentale che, sotto la superficie di sogni di libertà e avventure oceaniche, nasconde una visione del mondo precisa: critica al potere, all’ingiustizia e ai sistemi che schiacciano i più vulnerabili. Non è intrattenimento innocente. È un manifesto travestito da manga.

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